Corpo, mente, energia. Un'unica danza.

Pubblicato il 8 giugno 2026 alle ore 18:25

Quando qualcuno mi chiede "che tipo di yoga insegni?", mi fermo sempre un momento prima di rispondere. Non perché non lo sappia — ma perché la risposta vera richiede uno spazio più ampio di un'etichetta.

Il lavoro che propongo nei miei corsi nasce dall'incontro di tre grandi tradizioni di conoscenza dell'essere umano. Tre mappe che, tenute insieme, permettono un'esplorazione integrale: della mente, dell'energia e del corpo vissuto.

La prima radice: Patañjali e la mappa della mente

Gli Yoga Sūtra di Patañjali, composti circa duemila anni fa, sono uno dei testi più precisi mai scritti sulla natura della mente umana. Patañjali descrive con lucidità chirurgica le kleśa — le afflizioni che colorano la nostra percezione: l'ignoranza di noi stessi, l'identificazione con l'ego, l'attaccamento al piacere, l'avversione al dolore, la paura della fine.

Il suo percorso — gli otto rami dell'ashtanga yoga — è una disciplina della consapevolezza: si parte dall'etica (yama e niyama), si attraversa il corpo (āsana), il respiro (prāṇāyāma), il ritiro sensoriale, la concentrazione, la meditazione. Un percorso che conduce a vedere le cose così come sono, liberi dagli automatismi della mente condizionata

"Yoga è la cessazione delle agitazioni della mente."
— Patañjali, Yoga Sūtra I.2

Questa eredità è preziosa e insostituibile. Ma nella sua formulazione classica porta un'impronta dualistica: il corpo e il mondo sensibile sono tendenzialmente ostacoli da trascendere. Ed è qui che entra in dialogo con una visione diversa.

La seconda radice: i chakra e la visione tantrica

Il sistema dei chakra — sette centri di energia lungo l'asse del corpo — appartiene alla tradizione tantrica, una corrente dello yoga che capovolge l'approccio dualistico: il corpo non è un ostacolo alla coscienza, ne è il tempio. L'energia non è qualcosa da reprimere, ma da svegliare, orientare, integrare.

Nel lavoro ispirato alla psicologia dei chakra di Anodea Judith — che ha profondamente plasmato il mio approccio — ogni centro energetico corrisponde a un tema evolutivo, a un bisogno fondamentale dell'essere incarnato: la sicurezza, il piacere, il potere personale, l'amore, l'espressione, la percezione, la connessione con il tutto.

Il percorso energetico ha una doppia direzione: ascendente (dalla terra verso il cielo, dalla materia alla coscienza) e discendente (dalla visione alla manifestazione, dallo spirito nel corpo). Nessun punto di questo asse è più sacro di un altro.

La terza radice: il corpo non mente

La terza voce in questo dialogo viene dalla psicologia somatica, a partire dal lavoro rivoluzionario di Wilhelm Reich e dai suoi sviluppi contemporanei (Lowen in particolare). Reich ha mostrato ciò che la tradizione yogica sapeva da millenni attraverso un linguaggio diverso: le esperienze emotive non elaborate si depositano nel corpo come armature muscolari — tensioni croniche, blocchi respiratori, schemi posturali automatici.

Il corpo è memoria. È anche la via di accesso più diretta a quelle memorie per trasformarle. Non attraverso la comprensione intellettuale soltanto, ma attraverso il sentire, il respirare, il muoversi, il lasciare andare.

Questo apre uno spazio straordinario: i kleśa di Patañjali non vivono solo nella mente — vivono nel diaframma bloccato, nelle spalle contratte, nelle anche chiuse. I chakra non sono solo mappe energetiche astratte — corrispondono a zone del corpo dove queste armature si concentrano.

Il cuore di questo approccio è semplice: ogni chakra porta in sé un tema psicologico che si riflette nel corpo, nel respiro e negli schemi mentali. Lavorare su un chakra significa avvicinarsi allo stesso tema da tre porte contemporaneamente.

Quello che non troverai in questo percorso

Non troverai una visione del corpo come problema da correggere, né una spiritualità che toglie i piedi da terra. Non troverai tecniche da eseguire correttamente per ottenere un risultato.

Troverai invece un invito a incontrarti — nella postura, nel respiro, nel silenzio — con curiosità piuttosto che giudizio. La pratica non è un percorso verso un sé migliore, ma un ritorno progressivo a ciò che sei già, al di là degli strati di condizionamento.

Il corpo non è dove vai per trascendere.
È dove arrivi quando smetti di fuggire.

A chi è rivolto questo lavoro

A chiunque senta che la pratica yoga può essere qualcosa di più di un allenamento fisico — e qualcosa di diverso da una disciplina puramente mentale. A chi vuole portare in dialogo il corpo, le emozioni e la consapevolezza, senza dover scegliere tra di loro.

Non è necessaria nessuna esperienza precedente. È necessaria solo una disponibilità: quella di sentire, con onestà e gentilezza, ciò che è presente

Ogni corso parte da dove sei, non da dove "dovresti" essere. Il lavoro si svolge con asana, prāṇāyāma, meditazione, esplorazione dei chakra e momenti di riflessione guidata — intrecciati in una sequenza che ha senso come unità, non come somma di tecniche.

Se qualcosa in questo approccio risuona con te, sei nel posto giusto.

Con rispetto per il cammino di ognuno.

Namasté. Giuliano

 

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